logo logo logo

27esimo CARNEVALE DELLA CHIMICA: call for papers

Catalisi, vita, ambiente ed ecologia: è il tema proposto per la XXVII edizione del Carnevale della Chimica, in scena su… Marco Capponi’s blog – un blog piccolo (rispetto ai colossi della divulgazione scientifica italiana che hanno ospitato le precedenti edizioni) nel quale la chimica ha però un posto di riguardo.

Catalisi, catalizzatore: sono termini entrati nel linguaggio quotidiano, spesso con un significato traslato. Riflettiamo però sul fatto che anche la catalisi, sottoforma di applicazioni innumerevoli, permea la nostra di vita ogni giorno.

esempio di catalisi nella decomposizione dell'idrogeno perossido

La storia della catalisi nasce agli inizi del XIX secolo: il termine fu introdotto da Berzelius nel 1836, ma già precedentemente erano stati osservati fenomeni compresi nell’ambito della catalisi, come l’idrolisi dell’amido in ambiente acquoso acido e certe proprietà del platino – che ne giustificheranno in seguito l’impiego quale primo catalizzatore per l’ossidazione dell’anidride solforosa ad anidride solforica nel processo di sintesi per contatto dell’acido solforico (al posto delle camere di piombo).

Altri metalli nobili (palladio, rodio) e non “blasonati” troveranno impiego in catalisi: dagli studi di Sabatier sull’idrogenazione degli alcheni in presenza di nichel (reazione sfruttata ad esempio nella sintesi della margarina), passando per le grandi realizzazioni industriali (sintesi di ammoniaca, acido nitrico, metanolo, benzina…) si arriva fino al giorno d’oggi.

Senza catalisi il nostro vivere quotidiano sarebbe molto diverso: usiamo catalizzatori per abbattere gli inquinanti che escono dai motori dei veicoli – ma anche dalle ciminiere, usiamo catalizzatori per creare nuovi materiali, per cuocere meglio i cibi, per sintetizzare molecole svariate dagli usi più disparati.

La necessità di produrre senza sprecare energia e materie prime ci spinge a ricercare metodi sempre nuovi ed eco-compatibili: ecco perché vogliamo imparare dalla Natura e perfezionare le vie sintetiche che già abbiamo messo appunto e che già conosciamo, imitando gli enzimi (i catalizzatori biologici: nel video vedete la classica decomposizione dell’acqua ossigenata per via enzimatica, semplice esperimento utile anche a scopo didattico).

http://www.youtube.com/watch?v=m0UorFenuQk&list=UU3SVwjwOVoRlXmcC3aEZxag&index=17

I chimici (insieme a biologi, medici e altri scienziati) studiano gli enzimi e le loro funzioni non solo per approfondire la conoscenza della fisiologia degli organismi, ma anche per imitarne in provetta il funzionamento e costruire in laboratorio dei catalizzatori (artificiali o sintetici) che abbiano le caratteristiche di specificità degli enzimi.

Perché i chimici si dedicano a questo?

Prima di tutto perché è bello e contribuisce ad accrescere progressivamente e maggiormente la comprensione dei complessi fenomeni che determinano la vita sul nostro pianeta.

Secondariamente, perché questi studi possono avere un’applicazione nella sintesi di molecole complesse, molto spesso d’interesse farmaceutico o commerciale (fragranze, aromi, etc.) secondo strategie di sintesi che potrebbero evitare la formazione di sottoprodotti, da separare dal target mediante l’impiego di solventi (con tutto ciò che comporta) e con ampio dispendio energetico.

Tutto questo (e molto altro che ometto per brevità e per il piacere di lasciarvelo scoprire e di raccontarlo) lo riassumo nel motto: Catalisi, vita, ambiente ed ecologia e vorrei proporlo come tema conduttore del prossimo Carnevale della Chimica.

Se vi va di aderire, scrivetemi una mail all’indirizzo: mmcapponi@libero.it entro il 21 aprile prossimo. Sentitevi liberi di mandare anche contributi fuori tema: le sorprese sono sempre belle e gradite… anche se questo tema è una coperta talmente ampia da coprire tutto e tutti! O no?

Postato da: il: 26 marzo 2013 • Archiviato in: Call for Papers,Stabiliamo il tema del prossimo carnevale 1 commento

Lascia un commento