Carnevale della Chimica # 9: la Chimica nei ricordi di scuola
Questa nona edizione del Carnevale sarà un pò diversa dalle altre: si chiede a chiunque vorrà partecipare una riflessione sull’insegnamento della chimica attingendo ai propri ricordi della scuola superiore. Non un trattato di didattica, ma considerazioni personali ad ampio raggio sulle proprie impressioni: come era insegnata la chimica ai tempi in cui si frequentava il liceo, l’istituto tecnico o professionale? Quale ricordo della personalità e della competenza degli insegnanti? Cosa ci hanno lasciato di buono o di cattivo? Si praticavano i laboratori? Cosa avreste migliorato, con il senno di poi, al posto dei vostri docenti? Qual è l’immagine della chimica che emerge dalle aule scolastiche di 10, 20, 30, 40 anni fa? Dato l’ampio range di età dei numerosi blogger di cui mi auguro la partecipazione, si mira a offrire una panoramica dell’evoluzione della didattica chimica dai punti di vista più svariati, ad esempio analizzando il proprio vecchio libro di testo (com’erano scarni i testi di chimica fino agli anni ’70! Oggi un testo povero di immagini o grafici è inconcepibile, anni addietro era perfettamente normale). Ovviamente è auspicabile la partecipazione degli attuali studenti, il cui contributo è particolarmente utile per un confronto con la realtà scolastica passata. Parlando dei propri ricordi è fondamentale sforzarsi di ripercorrere le impressioni e le sensazioni in veste di studenti, seppure alla luce della successiva esperienza di vita. Dunque anche chi lavora nella scuola o nell’università è invitato a calarsi nei pensieri dello studente che era, non esprimersi dal punto di vista del ruolo che attualmente ricopre.
Ben accetti saranno anche i post sull’insegnamento universitario, soprattutto da parte di chi ha frequentato o frequenta un corso di laurea non di area chimica, ma che prevede corsi di questa disciplina. Sarebbe molto interessante qualche contributo da parte di chi ha studiato in una scuola o in una università estera, sì da confrontare la didattica chimica nostrana con quella di altre parti del mondo, in particolare riguardo al ruolo degli esperimenti. Percorreremo dunque un viaggio nel tempo nell’insegnamento della chimica attraverso liberi ricordi personali, con un occhio critico sulla situazione attuale anche al di fuori della nostra Italia.
Insomma, date libero sfogo ai vostri ricordi, magari vendicandovi bonariamente di un insegnante particolarmente noioso o impreparato. Chi ne è capace, condisca il suo contributo con un po’ di sano sense of humour: è un ingrediente che non guasta mai nella situazione talvolta tragicomica e paradossale della scuola italiana, nella quale accade facilmente che gli aspetti formali prendano il sopravvento su quelli sostanziali. Un esempio è dato dai laboratori fantasma (ma presenti sulla carta), dovuti non solo – e non sempre – ad attrezzature inesistenti o fatiscenti, ma anche alla pigrizia di alcuni docenti.
Chi desidera partecipare può inviare il link del proprio post a celter75@yahoo.it entro il 21 settembre prossimo. Come per le altre edizioni, non saranno vincolanti né il tema né la forma sotto la quale si vuole pubblicare il proprio contributo (articoli, video, vignette …). Il Carnevale sarà on line il 23 settembre su Urto efficace.



Io sono un informatico, ma quando facevo seconda ITIS (era la metà degli anni 90) tra le materie avevo anche chimica. In generale ho dei buoni ricordi di quella materia: la trovavo facile perchè intuitivamente logica, e le formule delle varie reazioni si prestavano molto bene alla comprensione di chi, come me, pensa per immagini.
La parte della materia che preferivo era ovviamente costituita dalle ore di laboratorio, perchè si potevano usare le attrezzature con cui si pratica veramente la chimica. Tra le esperienze che avevo praticato mi ricordo la titolazione, la distillazione dell’acqua e quella dell’alcool, la produzione di solfuro di ferro, l’analisi alla fiamma effettuata col becco di Bunsen e il filtraggio dei precipitati. Quest’ultima è quella che mi aveva colpito di più, perchè il precipitato in questione era ioduro di piombo, di colore giallo vivo ma ottenuto da due soluzioni incolori di ioduro di potassio e nitrato di piombo. A volte seguivo l’assistente di laboratorio nel cosiddetto gabinetto di chimica, in cui venivano riposte sostanze e attrezzature, per poter vedere non solo quelle con cui si facevano le esperienze di laboratorio, ma anche altre come il sodio, il permanganato di potassio e la glicerina.
Invece, un “casino” che mi ricordo ancora adesso l’avevo combinato durante l’analisi alla fiamma: senza farlo apposta, avevo rovesciato e mischiato tutte le sostanze che erano state date da analizzare a me e ai miei compagni di gruppo, rendendo impossibile identificarle dal colore della fiamma perchè il giallo dei sali di sodio copriva tutti gli altri colori. C’era comunque chi faceva casini peggiori dei miei, soprattutto perchè lo faceva apposta: c’era quello che aveva dato fuoco a una matita col becco Bunsen, c’era quello che beveva l’alcol dopo averlo distillato, c’erano quelli che usavano le spruzzette per fare la battaglia con l’acqua…
Per finire con un tocco di humor, la cosa più comica che abbia visto nel laboratorio di chimica è stata un cartello che l’assistente aveva appeso alla porta all’inizio dell’anno scolastico: MAI ASSAGGIARE LIQUIDI – MAI ANNUSARE GAS.
Devil, la classe che descrivi sembra quella della vignetta! Grazie per questo intervento. Forse è un caso, ma ho conosciuto molti informatici che hanno un buon ricordo della chimica del biennio itis.Teresa
Mi fa piacere vedere gente interessata alla chimica ed entusiasta d’averla studiata. Debbo però toccare un nervo scoperto ed informarvi di una porcata quasi tutta italiana, dimenticavo, sono un chimico che al momento insegna in un itis. Lo sapete che nei commerciali, dove ho lavorato, la chimica (scienza della materia ora scienze integrate) la possono insegnare anche docenti non laureati in chimica e che nei licei un chimico non può neppure sognare d’insegnare proprio ciò in cui è laureato?
Dei miei alunni di un famoso itc di Palermo mi hanno raccontato di essere stati spostati in un’altra classe perché senza docente. Nell’aula in cui erano ospitati i miei alunni, la docente di scienza della materia, non laureata in chimica, stava spiegando ai loro compagni GLI ORBITALI! Sappiate che la struttura della materia e le geometrie molecolari si possono spiegare e capire benissimo facendo a meno degli orbitali!
Gli allievi che, inorriditi degli orbitali, mi chiesero cosa fossero non erano particolarmente studiosi eppure le geometrie molecolari le sapevano…
Tante, troppe cose non vanno nella scuola italiana, e la gestione dell’insegnamento della chimica è una di queste. Ci abbiamo provato, ci stiamo a provando a cambiare le cose, ma per il ministero contano solo i numeri: gli insegnanti chimici sono pochi rispetto al totale e non contano nulla ….E per il ministero queste logiche prendono da sempre il sopravvento sull’interesse verso la formazione dei ragazzi.